Bonded o rigenerata, e le qualità della pelle sono solo un ricordo

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Bonded o rigenerata, di pelle c’è poco. Quel poco sono le fibre o pezzettini di pelle, in genere scarti di lavorazione della pelle naturale, che con un procedimento simile a quello della carta riciclata, vengono triturati e mischiati a gomma, lattice ed altri aggreganti sintetici. Il composto viene poi pressato in fogli di vario spessore a seconda dell’utilizzo che se ne vuole fare. In una successiva fase di finitura, avvengono i processi di calandratura, smerigliatura e verniciatura ed infine i fogli, con la fase di goffratura, vengono stampati con disegni tali da imitare la grana della pelle naturale. L’uso di bonded leather o pelle rigenerata si sta diffondendo soprattutto nella produzione di arredi, borse e calzature. Ma sebbene le caratteristiche visive e tattili del prodotto possano somigliarsi, le vere qualità della pelle naturale come la traspirabilità, la resistenza e durata non vengono certo mutuate, con il risultato che comprare un divano in bonded leather significa trovarsi in molti casi con un prodotto che si rovina facilmente. Infatti, se la pelle naturale con l’uso migliora nell’estetica e non ha problemi di durata, la bonded leather si usura e tende a spaccarsi, in modo praticamente irrimediabile. Attenzione quindi agli acquisti, se un prodotto in pelle ha un costo sospettosamente basso, ma il venditore vi assicura che si tratta proprio di pelle, verificate se state comprando bonded leather. Il termine pelle rigenerata attrae soprattutto per l’idea di riciclo che porta con sé, ma a questo proposito è bene ricordare che l’industria della concia è di fatto una filiera dell’industria alimentare e che un altro sistema di riutilizzo della pelle, anche successivamente ai processi di concia, è la sua valorizzazione in agricoltura come fertilizzante. L’idea di ecologia che la bonded leather porta con sé, con l’uso dei molti prodotti chimici necessari per la sua lavorazione, rimane quindi, solo un’idea.

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L’impegno Green Di Marchetto Pellami Raccontato Nell’inserto Eventi Speciali Del Sole 24 Ore Nordest

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Nel 2011 Marchetto Pellami ha investito in un cogeneratore per produrre l’energia necessaria a tutto lo stabilimento produttivo. “Oggi produciamo il 100% del fabbisogno energetico, sia elettrico che termico, della nostra azienda, grazie ad un cogeneratore funzionante con combustibile da fonti rinnovabili” ha spiegato Danilo Marchetto alla redazione di Eventi Speciali Sole 24 Ore Nordest che nel numero del 25 maggio scorso, ha pubblicato un profilo aziendale enfatizzando l’impegno nel rendere la produzione ad alto coefficiente green. Il cogeneratore è installato nella sede produttiva dell’azienda e, con i suoi 940 kW di potenza, copre abbondantemente le necessità di energia elettrica. Grazie poi ad un sistema di recupero termico collegato al gruppo elettrogeno, ricava anche l’energia termica necessaria a riscaldare l’acqua utilizzata per tutta la produzione dello stabilimento. Il combustibile utilizzato per il funzionamento del sistema di cogenerazione è olio vegetale puro, non chimicamente modificato. Questo permette di produrre energia con impatto ambientale ridotto al minimo e con bassissime emissioni in atmosfera di anidride carbonica, principale responsabile del surriscaldamento della terra. L’azienda sta inoltre valutando la possibilità di impiegare come combustibile il grasso animale risultante dal processo di concia.  Il suo utilizzo, oltre a garantire come l’olio vegetale il rispetto di un ciclo chiuso dell’anidride, andrebbe a valorizzare un sottoprodotto dell’industria conciaria, altrimenti soggetto a costosi e impattanti smaltimenti. L’investimento nel cogeneratore è una delle tappe di un processo che vede l’azienda impegnata su vari fronti in ambito ambientale: il recupero delle acque, la riduzione nell’uso di prodotti chimici, la creazione di un processo di concia wet white, senza cromo e metalli per il settore dell’arredo, la stesura di report di sostenibilità. Leggi l’articolo completo a questo link (solo in Italiano).

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L’Ecopelle E’ vera pelle: preziosa e a ridotto impatto ambientale. Di Marchetto Pellami

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Lo sapete che la ecopelle è proprio pelle? E’ errore diffuso ritenere che sia invece pelle finta, tessuti sintetici, in polimeri, in pratica plastiche. Niente di più falso, il termine ecopelle indica invece proprio cuoio o pelle (la gazzetta ufficiale ha recentemente pubblicato la nuova normativa relativa all’uso di questi termini) trattati e conciati in modo da avere un ridotto impatto ambientale. Si tratta di un nuovo standard che si va affermando e che prevede nella concia l’uso di prodotti e materiali che inquinano il meno possibile l’ambiente. Le produzioni che rispettano i requisiti della norma UNI 11427:2011 Cuoio – Criteri per la definizione delle caratteristiche di prestazione di cuoi a ridotto impatto ambientale, possono chiamarsi ecopelle. I suoi sinonimi sono anche pelle ecologica, ecocuoio, cuoio ecologico, pelle a ridotto impatto ambientale o ecoleather.
Probabilmente l’equivoco è generato dal fatto che nel mercato è frequente trovare un tessuto sintetico che viene erroneamente chiamato da alcuni operatori proprio ecopelle. Invece, a differenza di ciò che generalmente si crede, l’ecopelle, quella vera a norma di legge, è addirittura un prodotto pregiato, normalmente più costoso della pelle conciata con tecniche tradizionali, proprio per questa sua particolare tecnica produttiva particolarmente rigorosa rispetto, per esempio, all’uso di prodotti chimici.
Diffidare quindi da chi vi propone borsette in ecopelle a 20 euro! Niente di più facile che sia pura plastica. Sì, ma come riconoscere la vera pelle per non sbagliare più? A breve, nel nostro sito, un vademecum prezioso per essere certi di cosa si acquista.

Clicca qui per la spiegazione del termine “Ecopelle” di Giovanni Adamo, dirigente di ricerca dell’area linguistica CNR

http://www.marchettopellami.com/news/lecopelle-e-vera-pelle-preziosa-e-a-ridotto-impatto-ambientale-di-marchetto-pellami/

 

A Vestenanova il cogeneratore per la produzione green di energia elettrica

Marchetto Pellami e tutto il suo management hanno un deciso e forte coinvolgimento sui temi della sostenibilità ambientale. Per questo sono stati sostenuti importanti investimenti negli ultimi anni. Tra questi, particolarmente strategico sia per i consumi di energia primaria che per il suo positivo impatto sull’ambiente, è il cogeneratore che trasforma l’olio vegetale di scarto in calore ed energia in grado di coprire tutto il fabbisogno del sito produttivo di Vestenanova. Altre innovazioni degli ultimi anni hanno riguardato, ad esempio, il processo automatizzato per la dosatura dei prodotti chimici che riduce al minimo gli sprechi, il sistema di membrane per il depuratore delle acque che elimina l’impiego di CO2. Tutti esempi di come la Marchetto Pellami si stia impegnando per realizzare una produzione sempre più green e sostenibile.

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